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Il supereroe degli informatici

Alan Turing

⌛      Tempo di lettura: 7 minuti

È assai verosimile, ahimè, che Alan Turing sia stato perseguitato a morte dal governo di una nazione che, senza clamore, aveva fatto di tutto per salvare. [Martin Davis - Il calcolatore universale]


Alan Mathison Turing

Alan Mathison Turing nacque a Londra il 23 giugno 1912, da Julius Turing, funzionario pubblico in India e da Ethel Sara Stoney. Alan visse in Inghilterra con il fratello maggiore John mentre la madre Ethel era divisa tra l’Inghilterra dove vivevano i due figli ed il marito che lavorava in India. Alan nei primi anni della sua gioventù non era un genio anzi aveva gravi carenze in diverse materie, sopratutto nei periodi in cui la madre non era presente, nonché una scarsa propensione alla socialità e l’integrazione; l’unico talento, seppur poco apprezzato, che possedeva era la matematica.

La vita di Alan cambio quando trovò un amico, e probabilmente qualcosa in più, in Christopher Morcom, un brillante studente che a differenza di Alan prendeva sul serio tutte le materie e svolgeva dei compiti impeccabili. Alan aveva molto più di un’ammirazione per lui, quasi un ossessione, non è chiaro però se la presenza di Chris gli fece prender coscienza per la prima volta della sua omosessualità.

Alan Turinbg Bambino
Alan Turinbg Bambino

La morte di Christopher

Chris venne ammesso a Cambridge, Alan avrebbe perso Christofer poco dopo nel febbraio del 1930 a causa della tubercolosi. Questo evento spinse Alan a dare ancora di più. Con la foto di Christofer in tasca, Alan parti per Cambridge dove venne preso dalla passione per la matematica, fino al 1934 quando si laureò con il massimo dei voti e nel 1936 vinse il premio Smith (assegnato ai due migliori studenti ricercatori in Fisica e Matematica presso l’Università di Cambridge). Nello stesso anno si trasferì alla Princeton University dove studiò per due anni, ottenendo infine un Ph.D. In quegli anni pubblicò l’articolo “On computable Numbers, with an application to the Entscheidungsproblem” nel quale descriveva per la prima volta la futura “macchina di Turing”.

Turing corsa
Turing corsa

Il periodo a Princeton e la macchina di Turing

La macchina di Turing è un modello di calcolo per dare risposta all’Entscheidungsproblem (problema di decisione) proposto da Hilbert nel suo programma di fondazione formalista della matematica, è un potente strumento teorico che viene largamente usato nella teoria della calcolabilità e nello studio della complessità degli algoritmi, in quanto è di notevole aiuto agli studiosi nel comprendere i limiti del calcolo meccanico; la sua importanza è tale che oggi, per definire in modo formalmente preciso la nozione di algoritmo, si tende a ricondurlo alle elaborazioni effettuabili con macchine di Turing.

La macchina di Turing
La macchina di Turing

Durante il suo primo anno a Princeton incotrò alcune delle personalità più importanti dell’epoca tra cui Einstain, con cui però non ebbe nessun rapporto. Dopo la sua tesi a Luglio 1938 tornò in Inghliterra deluso dall’esperienza americana ma con una macchinetta, simile ad una macchina per scrivere ma in realtà era un marchingegno cifrante, funzionava moltiplicando tra loro due numeri binari, uno è un testo in chiaro, l’altro è la chiave, il risultato era un testo cifrato.

Al servizio della Corona britannica

Al suo ritorno Turing tornò a Cambridge e fu chiamato a lavorare alla decrittazione delle comunicazioni militari tedesche. Nell’estate del 1938, inseme ad un gruppo nutrito di cervelli provenienti perlopiù dalle università, Alan Turing offì le sue conoscenze per la Corona britannica; la sede era una villa di campagna in stile vittoriano situata a nord di Londra, Bletchley Park. La tenuta ospitava una serie di baracche all’interno delle queali venivano sviluppati vari aspetti della decrittazione. Oltre alle figure militari e gli scienziati c’era anche un buon numero di Wrens, le ausiliarie del Women’s Royal Naval Service, le quali si trovavano a manovare i vari congegni inventati da Turing e colleghi.

Enigma

Il sistema di comunicazione tedessco usava una variante di una macchina per crittare già presente sul mercato, chiamata Enigma. I servizi segreti polacchi furono i primi a decifrare Enigma, grazie sia a una debolezza del sistema cifrante. L’intelligence polacco, guidato dal matematico Marian Rejewski, progettò una macchina, chiamata Bomba, per simulare il funzionamento di una macchina Enigma e ottenere da un messaggio cifrato, con tentativi sistematicamente reiterati, le chiavi di regolazione della macchina che aveva eseguito la cifratura e quindi poterlo decifrare a sua volta. Alla vigilia dell’invasione della Polonia, nel 1939, il progetto venne trasferito agli inglesi, a Bletchley Park.

Alan Turing e il team di scienziati riprogettarono la Bomba e idearono diversi metodi per forzare le chiavi di codifica tedesche, che davano come prodotto il testo in chiaro, noto con il nome in codice Ultra. A Bletcheley Park, Turing era affettuosamente chiamato il Prof e le sue stranezze erano fonte di aneddoti nel team. Durante la sua attività, conobbe una giovane matematica Joan Clarke, i due si innamorarono, lui arrivò a chiederle di sposarlo confidandogli le sue tendenze omosessuali; finché i due decisero di chiudere il loro rapporto.

L’idea

Nel 1943 Alan Turing tornò negli Stati Uniti, dove aiutò gli americani a progettare un programma tutto loro per rilevare il monitoragio di Enigma.

Durante la traversata per il ritorno, Turing studiò il catalogo della RCA (un elenco di valvole usate per la costruzione di radio), questa letturà fece accendere una lampadina a Turing: qualcuno, infatti, aveva scoperto che le valvole termoioniche potevano eseguire le stesse operazioni logiche che fino ad allora si facevano con i circuiti elettrici che però dipendevano da moviementi meccanici mentre con le valvole termoioniche si potevano raggiungere velocità vicine a quelle della luce.

Nel 1945, alla fine della guerra, la mente di Turing era concentrata sulla costruzione di un calcolatore utilizzando l’elettronica a valvole.

Il dopoguerra

Nell’autunno del 1948, Turing arrivò all’Università di Manchester, in pochi sapevano ciò che il Prof aveva fatto durante la guerra ed il suo contributo. Era stano assunto presso l’università con l’obiettivo di occuparsi del Mark I di Williams dove lavorava direttamente con gli 0 e 1 del linguaggio macchina.

Nel 1951 Turing avviò una breve relazione con un ragazzo povero di 19 anni, Arnold Murray. Alan lo invitò a casa sua; qualche giorno dopo, rientrando a casa, Alan scoprì che la sua abitazione era stata svaligiata da un certo Harry.

Negli anni 50 l’omosessualità nel Regno Unito era illegale e punibile fino a due anni di carcere; con ingenuità Alan, denunciò il furto a casa sua e rese evidente la relazione clandestina che aveva con Arnold. Il giudice decise di commutare la pena di 2 anni di carcere in una terapia ormonale a base di estrogeni con cui Turing si vide crescere il seno.

La scomparsa

L'8 giugno 1954 Eliza Clayton, domestica di Turing, lo trovò morto nel suo letto.

Nell’Ottobre del 1938, Alan aveva visto Biancaneve e i sette nani ed era stato molto impressionato dalla scena in cui la strega malvagia teneva una mela appesa ad un filo, ed in particolare una filastrocca: «Metti, metti la mela nell’intruglio Che s’imbeva del sonno della morte».

Il medico legale stabilì che la morte era avvenuta il giorno prima.

Un esame post mortem stabilì la causa del decesso nell’avvelenamento da cianuro di potassio. Al momento della scoperta, vicino al letto, accanto al suo orologio, fu trovata una mela, come era sua abitudine, non terminata.

Il giudice chiuse il caso in appena due giorni e la mela non fu nemmeno sottoposta ad analisi per accertare se all’interno vi fosse del veleno.

L’inchiesta concluse per il suicidio e il suo corpo fu cremato il 12 giugno 1954 al Woking Crematorium, nel Surrey, e le sue ceneri furono sparse sul posto, come era avvenuto per suo padre.

Alan Turing Memorial
Alan Turing Memorial

Una delle frasi finali sulla storia di Alan Turing raccontata in un capitolo da Martin Davis nel libro Il calcolatore universale chiude così il capitolo dedicato ad Alan Turing:

«Ãˆ assai verosimile, ahimè, che Alan Turing sia stato perseguitato a morte dal governo di una nazione che, senza clamore, aveva fatto di tutto per salvare. [Martin Davis - Il calcolatore universale]»

Fonti

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